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Lagginhorn 4010 cresta Sud 18.08.2026

  • Immagine del redattore: Matteo Ruffin
    Matteo Ruffin
  • 11 minuti fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Ho conosciuto Pietro due anni fa. In quell'occasione siamo stati al Monte Bianco salendo dal rifugio Gouter. Mi è piaciuto subito Pietro, perchè quando affronta le gite le fa sempre con un ottima preparazione fisica. E' di poche parole ma uno che cammina. L'anno scorso dovevamo fare il Cervino, ma in quel periodo le condizioni non erano molto buone ed è saltato tutto. Querst'anno invece siamo riusciti a combinare una bella salita alla cresta sud del Lagginhorn. Abbiamo pianificato una finestra di 3 giorni e l'unico giorno possibile con questa meteo instabile è stato ieri, cioè il 18 agosto. Detto fatto, si parte. ritrovo la mattina alle 5,30, carichiamo le bici in auto e partiamo per Saas Ground. Qui prendiamo gli ovetti e arrivati a Kreuzboden scarichiamo le nostre biciclette che ci serviranno al ritorno nel caso perdessimo la Funivia. Risaliamo sull'altro tratto di Ovetti che ci conducono alla stazione di arrivo di Hohsass. Qui partiamo subito in direzione del Lagginjoch, il colle che fa da spartiacque tra la cresta sud del Lagginhorn e la cresta Nord della Weismiess. Mentre saliamo si vedono tre cordate davanti a noi. L'ultima di queste cordate sul piccolo ghiacciaio che conduce al colle è stata disturbata da un crollo di neve e roccia, staccatosi dalla cresta nord della Weismiess. Fortunatamente la scarica si è fermata a 50 mt. dalla loro traccia. Chiusa questa parentesi in circa 1,15 siamo al colle pronti per affrontare la cresta. Nel frattempo le cordate davanti a noi sono già partite. Oggi le previsioni meteo danno abbastanza soleggiato con venti da moderati a deboli. C'è un po di copertura nuvolosa in cresta ma fiduciosi di meteo svizzera partiamo. Più saliamo più il vento aumenta. Il sole non arriva e la neve caduta i giorni prima sulla cresta non è andata via. Si sale e fa sempre più freddo. L'umidità nell'aria si sente tutta, cade qualche fiocco, un pò di goccioline d'acqua e aumenta sempre più il vento, soprattutto quando si arrampica sul versante svizzero. Dopo qualche ora così, siamo bagnati fradici, i guanti non reggono più l'umidita, il goretex comincia a perdere la sua impermeabilità, mentre la roccia è bagnata e sporca di neve. Calziamo i ramponi e decidiamo di progredire così, ci sentiamo più sicuri. La visiìbilità è sempre costante a 50 mt. Dobbiamo continuare a seguire il filo di cresta zigzagando un pò tra la via più logica da seguire. Non è facile ma a causa della scarsa visibilità bisogna mantenere la direzione. Ogni tanto guardo la traccia per capire dove siamo, quanto manca alla cima. Dopo qualche ora raggiungiamo due cordate di Gallesiì fermi sulle prime corde doppie. Il vento è forte e incessante, la neve in cresta è fastidiosa tanto quanto la scarsa visibilità. Da questa corda doppia non si capisce se ci sono dei tratti differenti da fare o continuare per la cresta. Da qualche parte si sente imprecare una cordata di Italiani lamentarsi che hanno sbagliato a salire e che devono cercare di rientrare sulla cresta. I Gallesi ci chiedono se conosciamo la via. Io gli rispondo che l'ultima volta che ho fatto questa salita risale a 13 anni fa , e con questa visibilità è impossibile riconoscer i luoghi. Gentilmente gli chiedo se finito le doppie posso passare , anche perchè ce ne sono altre da affrontare, loro sono in 4 e molto lenti. Inoltre fa freddo, c'è vento e siamo già abbastanza bagnati. La loro intenzione è quella di seguirci facendogli strada, ma in 4 sono più lenti e dopo 5 minuti li abbiamo già persi nella nebbia. Nel frattempo si è fatto tardi, il meteo è sempre uguale e noi dobbiamo arrivare in vetta, perchè tornare indietro non è possibile. L'unica strada da percorrere è salire in vetta e scendere dalla via normale che è più facile; e anche se il tempo peggiorasse ancor più la discesa non è così complicata come scalare in cresta. Alla fine, quello che ci rallentava più di tutto era il terreno insidioso reso così a causa del maltempo, dalla neve e dalla roccia bagnata. Alle 18 siamo in vette, è ancora chiaro e scendiamo velocmente. Più scendiamo più il tempo diventerà bello. Il vento, è la costante della giornata. ma siamo più tranquilli, è ancora chiaro e in un paio d'ore siamo giù sul sentiero, lontano dai 1000 metri di dislivello che ci separano dall'attacco della via normale. Siamo fuori dal ghiacciaio, ora c'è il sentiero che ci condurrà a Kreuzboden, dove ci aspettano le biciclette. Ora anche se fa buio, alla luce della frontale basta seguire la traccia del sentiero. Una volta arrivati alle bici, il pensiero va alle cordate che abbiamo superato. Verso le 21,30, si alza l'elicottero di Air Zermatt, che va in quella direzione. Non sappiamo realmente cosa abbia fatto smuovere l'elicottero, ma il nostro pensiero era là sulla cresta. Spero sia finito tutto bene, o addiruttura un sorvolo notturno per qualche altra cosa. Noi non potevamo aspettare altrimenti saremmo riamasti fuori a dormire baganti e infreddoliti. Una esperienza possibilmente da evitare, e sopprattutto, non mettere in agitazione nessuno a casa. A volte questo mestiere ha degli imprevisti, la priorità è di tornare a casa sani e salvi, e non è mai paragonabile alla conquista di una vetta. Siamo stati fortunati, vero; ma lo voglio dire; anche bravi nel gestire le energie, nel seguire l'itinerario più logico. Se solo uno di noi non avesse avuto la forza di proseguire, la tenacia di non mollare , avremmo dovuto fare un bivacco forzato in attesa del cambio meteorlologico.


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